Il deserto dei tartari [di Dino Buzzati]

“Si vive la vita troppo spesso aspettando che capiti qualcosa di speciale che le dia un senso, gli anni della giovinezza fuggono così nella speranza di dare concretezza ai sogni. Il deserto diventa metafora del futuro, la fortezza il luogo del nostro essere soli, in una terra di mezzo, tra il nostro passato emotivo e sentimentale, che ci lega indissolubilmente alle nostre radici, ai luoghi cari, agli affetti, e il futuro sconosciuto che ci ammalia e ci spaventa, in attesa di un evento decisivo che il più delle volte non arriva mai. E in questa attesa non ci accorgiamo che la vita sta scorrendo, prigioniera di gesti sempre uguali, priva di slanci e di emozioni, in una sequenza di giorni identici, ma è tale l’abitudine, tale la sua schiavitù che nonostante la possibilità di fuggire restiamo inchiodati alle nostre vituperate abitudini ma senza le quali non riusciamo più a immaginare il nostro esistere. E non sappiamo invertire la rotta perché provandoci ci ritroviamo soli, perché nessuno ha aspettato i nostri comodi, gli altri nel frattempo hanno fatto altre scelte, più concrete, forse più semplici, meno eroiche, ma hanno raggiunto la meta senza grosse aspettative, “sanza infamia e sanza lode”. Così la nostra prigione, sebbene sia una prigione, diventa il solo luogo dove riusciamo a stare bene a sentirci al sicuro, perché nulla dobbiamo rischiare, non dobbiamo metterci in gioco, non dobbiamo mutare nulla, solo sperare. Alla fine arriva il momento in cui realizziamo, dall’oggi al domani, che siamo diventati vecchi; e succede che ce ne accorgiamo per un motivo banale, come ad esempio il non voler salire più le scale due per volta, come abbiamo sempre fatto, e che pur avendone ancora la forza e il vigore non lo facciamo più semplicemente perché non ne abbiamo più la voglia, perché il cuore di colpo ha allentato il suo timbro ritmico. Ecco, quel giorno esatto e quel momento preciso sono i punti di non ritorno. E allora verrà la nera signora e ci siedera’ accanto, dovremo mettere le carte in tavola e conferire con lei, che ci chiederà contezza del nostro tempo, di come l’abbiamo speso, e con lei non ci basteranno parole, lei non potrà aspettare le nostre scuse, i nostri tempi lenti. Andrà subito al sodo, e sarà la fine.”

Un commento su “Il deserto dei tartari [di Dino Buzzati]

  1. wolf into the wild ha detto:

    Un libro che mi è rimasto dentro. Grazie per la condivisione

    "Mi piace"

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