Something About Me

Lascia che mi presenti. Io sono… eccetera eccetera. Adesso sai di me più di quanto io non sappia di te.
[da “Monumento” di Mark Strand]

about

Devo averlo visto più come un compito che come un piacere, per questo fino ad oggi non mi sono voluta impegnare a scrivere qualcosa su di me. Ho aperto il Blog a Dicembre del 2013 e certo che di tempo ne è passato.
In tanti poi hanno cominciato a chiedermi di scrivere qualcosa su di me e da qui il dubbio è sorto nella mia testa più che nel mio cuore.
Ho cominciato infatti a ragionare sul perché della richiesta e sui motivi dell’esistenza dell’about me in quasi tutti i blog da me visitati.
È un modo per farsi conoscere, ho pensato. Perché la gente, le persone, vogliono sapere chi c’è dietro un racconto, chi c’è dietro una poesia, chi c’è dietro un articolo o una recensione.
Forse è una questione di correttezza o di onestà o forse è solo un modo per completare il nostro processo di lettura, per immaginare e figurarsi chi sta alle spalle della parola e come questi potrebbe essere fisicamente e/o moralmente.
D’altronde ogni volta che leggo un libro, bene o male, so come è fatto l’autore, anzi spesso conosco prima lui e poi ciò che scrive, perché adesso è così che corre la cultura.
Però poi, ho ricordato me al liceo e a come mi immaginavo fossero fatti Catullo, Omero, Eschilo, Saffo, per citare i più alti e conosciuti. Ma anche qui, nonostante ciò, pongo un freno al mio pensiero.
Io non sono una scrittrice, non sono un’artista, o almeno non credo di esserlo.
Io sono più una Giulia Balbilla, che nessuno conosce, nessuno sa chi sia o come era fisicamente, eppure milioni e milioni di persone, per generazioni e generazioni, hanno letto i suoi epigrammi incisi sulle gambe del “Colosso di Memnone”, a Tebe d’Egitto. In egual misura vanno lì in viaggio, leggono e non capiscono, qualcuno traduce per loro una splendida poesia e uno su un milione si chiede chi veramente fosse stata Giulia Balbilla.
Io vivo una vita più o meno normale, ho bisogno di lavorare per vivere e per socializzare, per confrontarmi e scontrarmi, ho bisogno di andare ogni tanto al cinema, di mangiare, di guardare le stelle alla sera, di fumare per vizio, di dormire e sognare, di bere due caffè ogni due ore, di curare le mie piante, di ascoltare i Pink floyd almeno una volta al mese, di parlare con i miei genitori e sapere come stanno. Ho bisogno di fare l’amore, di fissare qualcuno negli occhi e ascoltare la sua voce. Ho bisogno di recitare e raccontare delle storie, di guidare per evadere e per andare a prendere il pane, ho bisogno di camminare, mai di correre. Ho bisogno di leggere e immaginare, viaggiare…
E ho bisogno di scrivere…
Eggià, ho “bisogno” di scrivere.
Sembra quasi una confessione adesso e forse un po’ lo è.
Non voglio entrare nei meandri dell’arte e di cosa lo sia perché per me scrivere è come dare una carezza a qualcuno, è come scambiare un sorriso.
La mia parola è la mia onestà, sia che essa sia veritiera, sia che essa sia fantastica.
Credo adesso che basti questo per capire che spesso “oltre” io non voglio andare.
Il mio nome qui è Sedicente, e possiedo sogni e ragione…
…così come ognuno di voi.

Grazie.

 


 

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