Siamo pronti? Il vademecum del buon ritorno al lavoro.

In questo blog, tolgo le vesti da scrittrice e indosso quelle da lavoratrice.
I tempi sono quelli che sono e le mie domande sono diventate più pratiche, se così possiamo dire.
Non vorrei vanificare il mio sacrifico, sono chiusa a casa dal 10 di Marzo, da allora non sono mai uscita neppure per la spesa. Ho fatto una grossa spesa prima del lockdown (qualcosa me la sono fatta portare a domicilio) e vado centellinando giornalmente le mie scorte.
Non vorrei inoltre vanificare il sacrificio di molti, non solo per coloro che sono rimasti a casa come me, ma soprattutto per tutti gli altri che sono dovuti andare a lavoro per mantenere e salvare le nostre vite.
Lavoro in smartworking, più di 8 ore al giorno.
Adesso è venuto il momento di pensare bene, ragionare e preservare al meglio la nostra sicurezza e la sicurezza altrui. Per questo metto tutto nero su bianco, per chiarirmi bene le idee e per capire bene lo stato di sicurezza che mi/vi deve essere garantito.

Elenco le azioni generali che, al momento e forse in un futuro prossimo, un’azienda, piccola o grande che sia, deve mettere in atto per garantire la sicurezza dei suoi dipendenti.

1. Prediligere sempre lo smart working. La task force di Colao sembra stia discutendo questo punto così come segue “Ripartire dallo smart working, una delle novità alle quali ci siamo abituati nell’era del coronavirus. Nei primi mesi di ripartenza il lavoro da casa potrebbe essere reso obbligatorio nelle grandi aziende, al di sopra di un certo numero di dipendenti per sede. Al di sotto di quella soglia, ancora da fissare, resterebbe facoltativo. Ma davanti alla richiesta del singolo dipendente l’azienda non lo potrebbe rifiutare. Naturalmente a patto che le sue mansioni e il suo ruolo siano compatibili con il lavoro a distanza.” (da https://www.corriere.it/politica/20_aprile_13/coronavirus-ingressi-scaglionati-lavoro-smart-idee-task-force-20e5da7a-7db8-11ea-bfaa-e40a2751f63b.shtml?refresh_ce-cp).
2. Test sierologici da usare per la patente d’immunità. Devono essere fatti qualche giorno prima di tornare al lavoro e non so quanto tempo ci voglia per avere i risultati. È ancora poi da chiarire al riguardo se si è veramente immuni al virus. Potremmo riprenderlo? Si, no, boh, non si sa (ci sono virus, come per esempio l’Hiv, in cui la risposta anticorpale c’è, e infatti serve alla diagnosi di avvenuta infezione, ma non neutralizza il virus). Penso che a breve al riguardo ne sapremo qualcosa, ma se così non fosse, a prescindere dal risultato ottenuto dal test, dovremmo prendere sempre le dovute precauzioni e seguire quindi le linee guida di cui sotto.
3. Informativa. L’azienda, attraverso le modalità più idonee ed efficaci, dovrà informare tutti i lavoratori e chiunque entri in azienda circa le disposizioni delle Autorità, consegnando e/o affiggendo all’ingresso e nei luoghi maggiormente visibili dei locali aziendali, appositi depliants informativi.
4. Ingresso con orari differenziati. Non si sa ancora molto al riguardo, cioè non si sa se ci sarà una distinzione (come immagino) tra lavoro in spazi aperti e lavoro in spazi chiusi. Per quest’ultimo caso, si farà un calcolo tra i metri quadrati dello spazio di lavoro e il numero di lavoratori? Su un contratto a tempo pieno, quante ore si dovrà lavorare a turno, per garantire l’operatività?
5. Modalità di ingresso in azienda. Questo punto si snoda su vari aspetti.
– Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro, potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea, ogni tre ore. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro.
– Occorre dedicare una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni.
– Il datore di lavoro deve informare preventivamente il personale, e chi intende fare ingresso in azienda, della preclusione dell’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni (mi sembrano pochi), abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19.
– È costituito in azienda un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS.
– Aggiungo, ci dovrebbero essere delle schede che il dipendente dovrà firmare ogni tre ore a seguito di ogni verifica, per garantire almeno che questa attività venga sempre realmente svolta, ma non si fa mansione di questo.
6. Modalità di accesso dei fornitori esterni. Al momento la situazione è la seguente:
– Per l’accesso di fornitori esterni individuare procedure di ingresso, transito e uscita, mediante modalità, percorsi e tempistiche predefinite, al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale in forza nei reparti/uffici coinvolti.
– Se possibile, gli autisti dei mezzi di trasporto devono rimanere a bordo dei propri mezzi: non è consentito l’accesso agli uffici per nessun motivo. Per le necessarie attività di approntamento delle attività di carico e scarico, il trasportatore dovrà attenersi alla rigorosa distanza di almeno un metro.
– Per fornitori/trasportatori e/o altro personale esterno individuare/installare servizi igienici dedicati, prevedere il divieto di utilizzo di quelli del personale dipendente e garantire una adeguata pulizia giornaliera.
– Va ridotto, per quanto possibile, l’accesso ai visitatori. Qualora fosse necessario l’ingresso di visitatori esterni (impresa di pulizie, manutenzione…), gli stessi dovranno sottostare a tutte le regole aziendali, ivi comprese quelle per l’accesso ai locali aziendali.
– Ove presente un servizio di trasporto organizzato dall’azienda va garantita e rispettata la sicurezza dei lavoratori lungo ogni spostamento.
7. Pulizia e sanificazione in azienda
– L’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago.
– Occorre garantire la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi.
8. Precauzioni igieniche personali
– È obbligatorio che le persone presenti in azienda adottino tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani.
– L’azienda mette a disposizione idonei mezzi detergenti per le mani.
– È raccomandata la frequente pulizia delle mani con acqua e sapone.
9. Dispositivi di protezione individuale. L’adozione delle misure di igiene e dei dispositivi di protezione individuale indicati nel Protocollo di Regolamentazione è fondamentale e, vista l’attuale situazione di emergenza, è evidentemente legata alla disponibilità in commercio.
Riguardo a questo ultimo punto, visto che al momento non si trovano in commercio, credo/spero che sia l’azienda a fornirle, altrimenti tutti i punti elencati sopra sono assolutamente privi di significato.
Inoltre:
– Le mascherine dovranno essere utilizzate in conformità a quanto previsto dalle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità; sostituite quindi almeno ogni 4 ore.
– Data la situazione di emergenza, in caso di difficoltà di approvvigionamento e alla sola finalità di evitare la diffusione del virus, potranno essere utilizzate mascherine la cui tipologia corrisponda alle indicazioni dall’autorità sanitaria.
– E’ favorita la preparazione da parte dell’azienda del liquido detergente secondo le indicazioni dell’OMS.
– Qualora il lavoro imponga di lavorare a distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è comunque necessario oltre all’uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc…) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie.
10. Gestione spazi comuni (mense aziendali, zona fumatori, etc)
– L’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi, è contingentato, con la previsione di una ventilazione continua dei locali, di un tempo ridotto di sosta all’interno di tali spazi e con il mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone che li occupano.
– Occorre provvedere alla organizzazione degli spazi e alla sanificazione degli spogliatoi per lasciare nella disponibilità dei lavoratori luoghi per il deposito degli indumenti da lavoro e garantire loro idonee condizioni igieniche.
– Occorre garantire la sanificazione periodica e la pulizia giornaliera, con appositi detergenti dei locali mensa, ascensori, maniglie, delle tastiere dei distributori di bevande e snack, etc.
11. Area condizionata ed ambienti chiusi:. Se qualcuno di voi lavora in un ambiente chiuso e condizionato, vi invito a leggere questo articolo https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_aprile_13/coronavirus-condizionatori-propagano-sars-cov-2-cf1c0ccc-7d63-11ea-bfaa-e40a2751f63b.shtml

A questo punto, le mie domande sono:
Queste sono le normative vigenti al momento, chi sta controllando che effettivamente sia così?
Chi garantirà che tutto questo venga realmente regolamentato dalle aziende?
Ci saranno dei controlli nei luoghi di lavoro?
Se l’azienda non dovesse mettere in pratica tutte le misure di sicurezza dettate dal governo, il singolo lavoratore a chi deve rivolgersi?
Ho pensato a tutto?
Non lo so. Di sicuro no.
Ci saranno infatti ulteriori domande, che ognuno di noi ha al momento, ma la domanda principale rimane: siamo pronti?

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9 commenti su “Siamo pronti? Il vademecum del buon ritorno al lavoro.

  1. Evaporata ha detto:

    Penso che nessuno sia pronto, non lo sono soprattutto coloro che devono dettare le direttive e, come dici tu, chi poi le farà rispettare?
    Saranno sufficienti?
    Le uniche certezze che abbiamo è che il covid19 è estremamente contagioso e non ci sono cure adeguate, perciò il rischio continua ad esserci.
    Avendolo lasciato girare, per giorni prima del lockdown, nei luoghi chiusi, come grandi centri commerciali, fabbriche, e soprattutto negli ospedali, il tracollo è stato veloce, soprattutto perché, ancora oggi, mancano le protezioni necessarie.

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  2. Aussie Mazz ha detto:

    Sei una di quelle che hanno preso d’assalto e svuotato i supermercati? Le penne lisce però le hai lasciate lì, vero?
    Riguardo ai tuoi dubbi, da persona che lavora da quel 10 marzo, posso dirti che alcune regole vengono seguite, altre no. Nei supermercati senza dubbio no, ma tanto chi ci lavora è visto come persona di serie B sia da parte dei datori di lavoro che della clientela. In altre realtà si sta attenti, ad esempio, che i fornitori stiano a distanza quando c’è da scaricare un camion, ma sul lavorare su turni non se ne parla, se all’azienda non conviene. Anche gli spogliatoi sono spesso stretti e mantenere le distanze non è sempre fattibile. Le mascherine si usano in varie realtà, ma sono mascherine chirurgiche di minima utilità, servono giusto a evitare gli sputazzi da e verso di te, certo non le particelle frutto dell’espirazione.
    Sanificazione dei locali da me non l’ho mai vista fare e nessuno di quelli che conosco me ne ha parlato. Puliamo di tanto in tanto tastiere e telefoni con un disinfettante.
    Controlli se ne fanno pochi, penso perché se no – a voler essere fiscali – chiuderebbe tutto, supermercati per primi.

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    • Seidicente ha detto:

      Grazie per le notizie che in parte già sapevo. Non ho svuotato il supermercato, siamo in due a casa e reggiamo anche con poca roba 🙂 Quando ho chiamato invece un supermercato per la spesa a domicilio loro stessi mi hanno consigliato di prendere il più possibile, in modo da evitare di tornare e così ho fatto.

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    • vincenza63 ha detto:

      Ciao, mi dispiace per quello che racconti e so che hai ragione.
      Le persone della security devono arrangiarsi a riutilizzare le mascherine…
      Tanta stima ❤
      Vicky

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  3. cormi57 ha detto:

    Oddio, io uso la mascherina chirurgica con un foglio di carta forno fra il naso e la mascherina. La carta e’ sostenuta da due graffette. Ogni quattro ore cambio il foglio di carta forno e disinfetto la mascherina con un po’ di cotone e alcool.

    …un modo come un altro per aumentare la sicurezza e risparmiare qualche mascherina…. 🙂

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  4. atmosferepoetiche ha detto:

    Credo che coloro che ci governano sono solo cesellatori di parole. Non sono stati capaci di ragionare con la logica che questo momento tragico impone. Mascherine si mascherine no , arrivano non arrivano, stanno arrivando no non arrivano , sono state sequestrate . Il disinfettante non c’è, non si trova , e quelle farmacie tanto brave ad arricchirsi, non sono state capaci di produrlo in proprio almeno per i propri clienti come si fa con le preparazioni galeniche ( io ho dovuto produrlo per conto mio ) . E gli scienziati invece di prendere le distanze dal governo sembravano d’accordo con quest’ultimo nel dire che le mascherine di protezione non servivano e invece quanti medici si sarebbero potuti salvare con una adeguata protezione. Una pandemia che si trasmette tramite le droplet non può non prescindere dal proteggersi da queste ultime con barriere tipo mascherine. Insomma fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio da questa gente incapace e bugiarda che si fa beffa degli italiani e della verità.

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  5. EnzoRasi ha detto:

    l’Italia non è fatta solo di lavoratori in fabbrica o in azienda, c’è un mare di gente che NON PUÒ lavorare in smartworking e non credo sia necessario dire quali. Se la salvezza fisica dipende dal distanziamento sociale allora tutti a casa ma pagati! Altrimenti tra qualche giorno saremo tutti fuori magari per crepare ma felici. Così come si è fatto non funziona è evidente. Io sono in casa dal 3 marzo, sono un libero professionista in disarmo, liquidità zero, spese praticamente immutate, disperazione dietro l’angolo, non vedo alcuna luce in fondo a questo tunnel. Chi sopravvive al Covid19 non sopravviverà al collasso economico, si può morire in molti modi. Ciao.

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