Come se fosse

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Come in un sogno
accenno sospiri taciturni
e con passi quieti,
raccolti, mi stringo a te.
E come un artista bugiardo
con un falso accordo
accarezzo le corde della tua chitarra
e vedo volar via le tue dolci note.

Come un uccello nella nebbia
volo sui primi raggi del sole
sfiorando dolcemente
gli ultimi emblemi del mattino.
E come un mare inquieto,
mosso da ali di farfalla,
indifferente al fato, mi domando
quanto ancora mi porterai lontano.

Come se, ostinata,
mi aggrappassi a fragili
foglie in volo, native
dai sogni del passato.
E come se un flauto
che s’è fatto muto, ritrovasse
il fiato tra le curve soavi
delle tue lievi melodie.

Come se avessimo dimenticato
il sapore dei nostri nomi
bruciati, quasi per caso,
da fiamme al vento.
E come se parlassi
solo con gli occhi
assaporando l’ultima goccia
del più dolce miele caldo.

Come se fosse una piccola
luce in una notte buia
che riflette solo su di te,
ignorando me nella tua ombra.
E come se fossero petali sulle ceneri,
intorpiditi da un tempo incauto
e maldestro che ancora,
insensibile e gelido, ti richiama.

Come se fosse un cielo,
timido di primavera,
che alle prime gocce di pioggia
odora l’aria che spira verso il mare.
Come se fossimo cristalli leggeri,
nascosti in una buia e segreta caverna,
circondati da una pallida luce
che trasforma pensieri in canzoni.

 

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Cappuccetto rosso

L’infanzia è un bene prezioso.
I ricordi impressi ti accompagnano dolcemente lungo il cammino.
Sono incantevoli e fatati, svuotati da quei pensieri da adulto delle memorie a venire.

Rebecca Dautremer-カイ-1 (2)

Ricordo che da bambina
avevo le ali,
volavo di fiore
in fiore
e piangevo
mentre ridevo,
scivolavo sul ghiaccio
segreto,
portavo sempre
un cappuccio rosso
e non distinguevo
l’autunno
dalla primavera.
Scrivevo a grosse lettere
il mio nome
e lanciavo al cielo
inconfessati messaggi.
Strappavo i petali in fiore,
stringevo forte
le api nella mia mano,
cacciavo farfalle
e inventavo
innumerevoli storie.
In quel tempo
non stavo in alcun luogo,
viaggiavo da nuvola
in nuvola
e disegnavo
con stravaganti forme
il mio destino.

 

Nuovo…Cinema Paradiso!

CINEMAPARADISO

Una volta un re fece una festa e c’erano le principesse più belle del regno. Ma un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma che poteva fare un povero soldato a paragone con la figlia del re! Basta! Finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e ce disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che ci disse al soldato: “Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!”
Minchia, subito il soldato se ne andò là e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma quello non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, con la neve era sempre là. Gli uccelli ci cacavano in testa e le api se lo mangiavano vivo ma lui non si muoveva. Dopo novanta notti era diventato tutto secco, bianco e ci scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle ché non aveva più la forza manco per dormire… mentre la principessa sempre che lo guardava. E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, si prese la sedia e se ne andò via.