Giovinezza

Head of a man – Picasso (1908)




Ricordo sempre quel sorriso
incastrato tra il sonno e il risveglio
parlava e splendeva lucente
lungo la strada della giovinezza.

Come siepe fresca
all’ombra
eri giovane e non lo sapevi,
eri ignaro di ogni sventura.

Non è malinconia,
eri buono e delicato
seduto in cucina, appoggiavi un gomito
e segnavi il solco di una sola lacrima.

C’era troppo miele nel tuo bicchiere
e il tormento di tutto l’universo
si è portato via tutto
seppellendo il tuo cuore in mille dettagli.

Contavi i giorni in anni
marciando verso quel che restava
di una nuova età
in un destino immaginario.

Ti guardi adesso
e lo specchio è vuoto,
piano piano ti allontani
e cerchi un senso, solo, tra le nuvole.

Io, spero di rivederlo un giorno
quel tuo sorriso
fiorente come l’alba di un nuovo mondo
preso in prestito dalla gioia.



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Immobile

Abbott Handerson Thayer 69 / 92 Copperhead Snake on Dead Leaves (1915)

Immobile
sosto nel mio essere
isolata in un cerchio stretto
tra un carico di briscola
e un lungo arrocco
guardo le rondini
volare da lì a qui, da qui a lì.
Non ho pianto per questi morti
ma la mia voce non riesce a tacere
la ferita è più d’una
per individui distinti
colpiti
con l’inganno nel vento
da un invisibile vuoto.
Forse è arrivato il momento
di non vedere
dopo il silenzio è tornato l’affanno
per altri forse, ma non per me
che se vedo, guardo
e non c’è conforto alla tristezza
con solo il cielo negli occhi
rimango ferma nel giorno.
Non c’è altro tempo
che possa passare
nulla potrà riprendere quei passi
perché sono morti,
incredibilmente morti.

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Così, tra pietra e pietra [di Luis Sepulveda]

“Così, tra pietra e pietra
seppi che sommare è unire
e che sottrarre ci lascia
soli e vuoti.

Che i colori riflettono
l’ingenua volontà dell’occhio.

Che i solfeggi e i sol
implorano la fame dell’udito.

Che le strade e la polvere
sono la ragione dei passi.

Che la strada più breve
fra due punti
è il cerchio che li unisce
in un abbraccio sorpreso.

Che due più due
può essere un brano di Vivaldi.

Che i geni amabili
abitano le bottiglie del buon vino.

Con tutto questo già appreso
tornai a disfare l’eco del tuo addio
e al suo posto palpitante a scrivere
La Più Bella Storia d’Amore
ma, come dice l’adagio
non si finisce mai
di imparare e di dubitare.

E così, ancora una volta
tanto facilmente come nasce una rosa
o si morde la coda una stella fugace,
seppi che la mia opera era stata scritta
perché La Più Bella Storia d’Amore
è possibile solo nella serena
e inquietante calligrafia dei tuoi occhi.”

Luis Sepulveda