Apocalisse

The Scream – Edvard Munch



Nella mia mente, tra mille fiori
ho trovato tanti clamori:
sono tutte le voci
rimaste fedeli al mio cuore.
Un po’ me ne vergogno,
ma non più di tanto.
Sento che sono viva e forse
il meglio deve ancora venire,
ad esempio, so che devo vestire la mia anima.
Sono in cerca di nuovi colori
che abbiano almeno un lieve profumo di rosa;
so che manca poco: una fogliolina forse
o quel berretto rosso che tanto ho cercato.
Ho navigato in un mare di miele aspro
cercando l’Itaca perduta.
Non c’è mai stata indifferenza
per niente e per nessuno, mai.
Un lungo viaggio mi ha portata qui,
in questa via tortuosa sotto il vulcano
con un rosso lava che brucia solo gli occhi.
Così il mio cuore è pieno di boati,
botti, rimbombi e tuoni
in questo spazio un po’ guercio e po’ beffardo
che è la mia casa.
Chissà se era così che doveva andare,
chissà se troveranno scritto
da qualche parte il mio cuore
o le vesti briganti del mio amore.
Questo è ciò che lascio:
un urlo altissimo
nella terra arida della gioia avvenire.
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Giovinezza

Head of a man – Picasso (1908)




Ricordo sempre quel sorriso
incastrato tra il sonno e il risveglio
parlava e splendeva lucente
lungo la strada della giovinezza.

Come siepe fresca
all’ombra
eri giovane e non lo sapevi,
eri ignaro di ogni sventura.

Non è malinconia,
eri buono e delicato
seduto in cucina, appoggiavi un gomito
e segnavi il solco di una sola lacrima.

C’era troppo miele nel tuo bicchiere
e il tormento di tutto l’universo
si è portato via tutto
seppellendo il tuo cuore in mille dettagli.

Contavi i giorni in anni
marciando verso quel che restava
di una nuova età
in un destino immaginario.

Ti guardi adesso
e lo specchio è vuoto,
piano piano ti allontani
e cerchi un senso, solo, tra le nuvole.

Io, spero di rivederlo un giorno
quel tuo sorriso
fiorente come l’alba di un nuovo mondo
preso in prestito dalla gioia.



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Immobile

Abbott Handerson Thayer 69 / 92 Copperhead Snake on Dead Leaves (1915)

Immobile
sosto nel mio essere
isolata in un cerchio stretto
tra un carico di briscola
e un lungo arrocco
guardo le rondini
volare da lì a qui, da qui a lì.
Non ho pianto per questi morti
ma la mia voce non riesce a tacere
la ferita è più d’una
per individui distinti
colpiti
con l’inganno nel vento
da un invisibile vuoto.
Forse è arrivato il momento
di non vedere
dopo il silenzio è tornato l’affanno
per altri forse, ma non per me
che se vedo, guardo
e non c’è conforto alla tristezza
con solo il cielo negli occhi
rimango ferma nel giorno.
Non c’è altro tempo
che possa passare
nulla potrà riprendere quei passi
perché sono morti,
incredibilmente morti.

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