Garantito…

into-the-wild

Inginocchiato non c’è modo di essere libero
sollevando una tazza vuota, chiedo silenziosamente
che tutte le mie destinazioni accettino quello che sono io
così riesco a respirare…

dei cerchi si espandono e ingoiano le persone per intero
per metà delle loro vite dicono buonanotte
a mogli che non conosceranno mai
ho una mente piena di domande
ed un insegnante nella mia anima, va così…

non venire più vicino o dovrò andarmene
i posti che tirano mi attirano come la gravità
se mai ci fosse qualcuno per cui restare a casa
quel qualcuno saresti tu…

tutti quelli che incontro, in gabbie che hanno comprato
pensano a me e al mio vagare,
ma io non sono mai quello che pensavano
ho la mia indignazione ma sono puro in tutti i miei pensieri
io sono vivo…

il vento è tra i miei capelli, mi sento parte di ogni posto
al di sotto del mio essere c’è una strada che è scomparsa
a notte fonda sento gli alberi,
stanno cantando con i morti, lassù…

lascia che sia io a trovare un modo di essere
considerami un satellite sempre in orbita
conoscevo tutte le regole, ma le regole non mi conoscevano
garantito…


Eddie Vedder – Guaranteed da “Into the wild”.

 

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Ad un passo dal buio

Il segno della giovinezza è forse una magnifica vocazione per le facili felicità.
Albert Camus

Cattura

 

Ricordo
che qualcuno stava dicendo
qualcosa
su come vivere la vita
di come volare tra le stelle,
ricordo appena
le sue parole
qualcosa che non posso inventare
né immaginare
era reale.

Ricordo
che parlavano del nulla
il destino di chiunque
in un giorno perso
in un punto morto del mondo
dove l’arte di perdere
era difficile da imparare
ma rispondere al silenzio
quello si, bastava
per tradire l’ultimo pensiero.

Eppure
né la vita, né la vita intorno a me
hanno capito – e il tempo
ha fatto la sua parte,
ha compiuto il suo dovere.
Ricordo, solamente…oggi
che socchiudo la porta
per spiare quell’ombra
che avanza piano piano
ad un passo dal buio.


 

Cosa puoi saperne tu

Fotografia di Chiara Gini

Cosa puoi saperne tu
di me
che naufrago tenacemente
nell’oscuro oceano del dubbio
che speculo tra parti di me e me
che auspico la pena più intensa
e grave – e scongiuro giorno dopo giorno
che esista un macigno da trascinare
nella nebbia più cupa
dove il tuo nome risuoni
lontano, più lontano che mai.
Cosa puoi saperne tu
di me
che sei più distante delle stelle
che a stento senti il vento vicino
che fissi sempre lo stesso punto
tu che senti ancora il mare
come potresti mai capire
tu, che non conosci peccato
il desiderio di tradire
la voglia di toccare senza guardare
la nostalgia del tempo che si perde
nel tempo.
Io non so nulla
ma, tu cosa ne sai
del dolore che tace,
del bruciore, dell’ardore lontano
che è stato, di una resa
che mai è arrivata.
Tu, dimmi
come pensi di comprendere
questo rimpianto tenace e costante
adesso che niente mi consola
più di vivere o morire.