Sala fumatori

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Camminava lungo l’autostrada con le cuffie alle orecchie.
Realmente rischiava così la sua vita, ogni giorno.
Quello che avrebbe voluto dire, traspariva per ogni suo gesto.
Scomposto quasi e con occhi grandi si guardava sempre dietro, perché non si sa mai.
Perché poi, tutti questi sentimenti putridi e pensieri cattivi? Si domandava, spesso?
Camminava…senza una meta.
Lei non era la sua sposa, non era la sua amica, non era la sua amante. Allora cos’era?
Si era sempre detto…era qualcosa di più… Diceva a se stesso.
Camminava eppure e non sapeva dove.
Ogni tanto un ruggito d’auto e tornava, si guardava indietro, tentato. Da cosa?
Da qualcosa di diverso, dall’altra parte della strada.
Camminando sperava, qualcosa…una via l’avrebbe trovata e poi imboccata.
Lungo l’autostrada, camminava.
Le macchine con i loro sospiri gli davano la spinta…su un asfalto quasi rovente.
E pensava e soffriva: era soffocato dai pensieri.

Non è da me sedermi e riflettere
farmi domande e sprecare il mio tempo
pensare pensieri che non sono mai stati pensati
pensare sogni che non sono mai stati sognati.

Perché poi sai cosa? Noi non ci pensiamo mai, ma potrebbe essere bellissimo…potrebbe essere tutto bellissimo.
È che proprio non ne puoi fare a meno, è più forte di te. Io lo capisco, sai?
Provi quel gusto particolare, unico. Come i bambini che fanno una marachella, nascondendosi da tutto e tutti e dopo, ansiosi quasi, stanno lì a guardare il risultato del loro capolavoro, saggiando dentro quel misto di paura e piacere, che ti regala un sapore irripetibile e raro.
E ti senti vivo, a torto o a ragione, ti senti vivo. Certo che lo sai, ed è proprio questo sapere che rende l’atto più audace e lo arricchisce di valore.

Lo sguardo è dentro le cose
e non v’è colpa sufficiente per la gioia,
nemmeno la speranza e la solitudine.
Hai camminato sui miei sogni;
io lo so
in realtà non sarà questa la tua destinazione,
ma se ho solo sfiorato il tuo cuore
sarà la tua vita.

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Prigioniero del sole

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Dimenticato
sopra un cielo nero
mai pronunciato,
nel tempo ristretto
di un batter d’occhio
vive, bloccato
tra originali rette
di boccioli in fiamme.

Nel nulla – sta,
in uno spazio solitario,
dove il nero è più nero
e lì rimane a guardare
senza parlare
e con l’audacia della luce
gravemente, cela
le seconde stelle.

Di tutto un po’

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Tanto tempo è passato
da quando ho afferrato
l’ultima stella.
Con mani roventi
ho portato il suo peso
credendo di poterlo trascinare
per sempre.
Di tutto è rimasto un po’;
parlo del mio cuore
che giace in fondo al mare
e parla con i miei occhi
e osserva intorno a sé
con sguardi da cieco.
Io non so più dove trovarmi,
dove cercarmi,
come parlarmi.
Non posso colmare
un vuoto con l’aria
– mi dico.
Non posso essere
triste per sempre
– mi dico.
Aspetto, sperando
e pensando di guarire.
Guardo dove cammino
e temo che solo una goccia,
una piccola goccia di pioggia
possa uccidermi.