L’osservatorio dei sogni (tacito comizio)

Il tempo passa senza far rumore.
Gabriel García Márquez

Fire, full moon – Paul Klee

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Da bambina pensavo tristemente, sognando quasi sempre con la malinconia di una vecchia.
Credo fosse il caos originale: avevo, giorno e notte, la sensazione che qualcuno o qualcosa mi stesse rubando la vita, minuto per minuto, ora per ora. Fino a che un giorno mi resi conto di possedere l’essenziale: l’osservatorio dei sogni.
Sono passati anni da quel giorno e poi ancora anni, ma l’osservatorio dei sogni lo possiedo ancora, io lo so, ed è incredibile come si possa essere tanto appagati per così tanto tempo, in mezzo a tanti diverbi, a tanti dolori, senza sapere in realtà se è un sogno o se non lo è.
Solo che adesso c’è troppa notte intorno a me, così tanto buio che non riesco a trovarlo. Se fisso con impegno una candela il mio sguardo va oltre, supera le ombre, diventando sempre più vasto. Così vasto da abbracciare l’universo intero. Così non so più dove trovarlo, dove pormi per guardare, dove cercare, senonché forse nel senso morale, perché io possiedo una di quelle coscienze che va sempre incoraggiata e sono anche abbastanza adulta da sapere che la memoria del cuore elimina i ricordi più brutti e celebra quelli più belli, solo per poter sopravvivere.
La strada quindi sarà lunga, come è lungo il fascino che la vita racchiude in sé, il fascino di ogni illusione: quando il tempo peggiore è il tempo migliore, quando ogni delusione è una speranza, quando solo la follia è saggezza.
Non è quando capirò che nulla può aiutarmi, ma è quando capirò di non aver bisogno di nulla che il buio diventerà luce e i desideri parole. Solo così potrò vederli di nuovo, uno ad uno, i sogni sperati e concessi dal mondo e tra tutti i nulla avrò nuovamente qualcosa da adorare.

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Chissà se un giorno [di Alice Munro]

Chissà se un giorno, guardando negli occhi di chi ti avrà dopo di me cercherai qualcosa che mi appartiene.
[Pablo Neruda]

Patrick Caulfied - Interior Night

Patrick Caulfied – Interior Night

 

Questo è dolore acuto. Diventerà cronico.
Vale a dire che sarà permanente ma forse non costante.
Significa anche che non ne morirai.
Non potrai liberartene, ma non ne morirai.
Non lo sentirai in ogni istante, ma non passerai tanti giorni senza provarlo.
Imparerai qualche stratagemma per attenuarlo o bandirlo, cercando di non finire per distruggere ciò che hai scelto e lo ha causato.

Eppure, che dolore.
Da portarsi appresso e farci l’abitudine fino a quando è solo del passato che si soffre e non di qualsiasi presente possibile.

[da Mobili di famiglia di Alice Munro]


L’età della malinconia

“Se si domanda a un malinconico quale ragione egli abbia per esser così, cosa gli pesa, risponderà che non lo sa, che non lo può spiegare. In questo consiste lo sconfinato orizzonte della malinconia.”
— Kierkegaard, “Aut-aut”

Antón Lamazares

Antón Lamazares

Ne è passato di tempo da quel bacio, e poi il nulla.
Forse era l’ultima pioggia, forse era l’ultimo istante triste.
Eravamo l’uno accanto all’altro, non ci guardavamo neppure negli occhi, ma io sentivo il suo respiro e lui sentiva il mio respiro.

A sud, dove tramonta il sole, il giusto tempo è finito e non c’è più spazio per la paura perché questa è l’età della malinconia, perché questa è quella età in cui vedi un fiore e sorridi, ripensando chissà a chi o a cosa, a qualcosa insomma che non ha importanza. Per questo sorridi, perché adesso non ha più nessuna importanza.
Alla sera ti fermi alla finestra e guardi lontano, più lontano che puoi. Come fili di cotone sgualcito segui gli ultimi raggi di sole che si spengono dove non sai, dove non chiedi neanche, perché non preghi più, perché non speri più e ricordi a malapena quello che avresti chiesto, quello che avresti voluto per te.
Dove sei di preciso neppure lo sai, come ci sei arrivato a stento lo ricordi. I passi diventano impronte, le figure si trasformano in capricciose ombre, mutevoli solo alla luce, volubili di fronte ad ogni parola attesa, sentita a distanza, quasi come fosse un suono proveniente da un altro pianeta.
Così il sole piano piano sparisce come un pensiero scordato, come un riflesso di te dimenticato e l’oscurità si fissa nei tuoi occhi spalancati.
Non è un tempo questo, è un frattempo che ancora non conosci, è quell’età che sai che non aspetterai ancora o che non aspetterai oltre chi non può più tornare.