Inno all’amore (e alla solidarietà) – di Emily Dickinson

Vincent van Gogh – Backyards of Old Houses in Antwerp in the Snow (1885)

Se io potrò impedire
ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano.
Se allevierò il dolore di una vita
o allevierò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano!
L’oggi è lontano dall’infanzia
ma su e giù per le colline
tengo più stretta la sua mano
che accorcia tutte le distanze!
I piedi di chi cammina verso casa
vanno con sandali più leggeri!

#iorestoacasa

Passione d’inverno

Hana Sasaki – book cover
http://yukoart.com

Avresti potuto colpirmi
da entrambi i lati
con quel sorriso che sa di libertà
ero il tuo bersaglio
con occhi e mani tremanti
ma quanta pena per una sola idea
quanto peso per un solo sogno
è l’angoscia che divora
in ordine
prima il cuore, poi l’anima
impotente allora
ingoia le tue forze
affronta il tuo silenzio
congela il tuo sangue
e torna da dove sei venuto.

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Amico mio

7–7–N – Robert Goodnough

Amico mio,
questi sono giorni tristi e immobili
in questi o forse in altri
le montagne dormono soavi
e neppure una nuvola osa passare
per questo cielo terso
fatto solo di vento.
È una falsa primavera questa
e quel che è vero, invece
è che noi non pensavamo alla morte
il nostro mondo ogni giorno finiva al tramonto
e soli, e sottili come la carta
volavamo invisibili al vento.
Mi tenevi sempre un posto al mattino
accanto a te,
condividevamo la stessa musica:
un auricolare io ed uno tu,
senti qui, ti dicevo
tu ascoltavi e sorridevi
e ad ogni pausa
eravamo desiderosi di caffè, fumo e sorrisi.
Credevamo di conoscere il dolore
ma anche quello era finto,
non credevi alle mie storie
ma ti piacevano tanto
e ogni tanto mi chiamavi Barabba
altre volte Caratterino (mi abbracciavi)
invece adesso, non solo mento
ma neppure una nuvola riesco a spezzare.
Mi hai seguito per tutto questo tempo morto
come un’ape ronza intorno a un fiore
mi hai chiesto di vederti
ma il mio polline è incantato,
non ascoltiamo più la stessa musica.
Perdonami
ho sottovalutato tutto
ho indossato la mia maschera preferita
e in silenzio sono andata avanti.

Amico mio,
tu lo sapevi
– lo sapevi
mi scrivevi, mi chiamavi
e sorridevi ad ogni mia fuga.
Era un’intimità ceduta, mai tradita
così sono fuggita
sulla via del ricordo
e di nuovo, mi chiamavi Barabba
e poi di nuovo Caratterino (non mi abbracci più).
Forse più in là, ti dicevo
fermarsi, voltarsi non ha senso
e invece adesso sei dove non dovresti
e ancora
e ancora ci guardiamo
mentre tento di restare calma
provo a non piangere
tu prendi la mia mano
mi dici che a parole sono brava
e forse un giorno troverò chi mi sa rispondere.
Non c’è nessun inganno di fronte alla morte
solo sincerità, un’amara verità,
come vuoi che non pianga?
Adesso piango per questo ricordo
ed altri
che mi offuscano la mente.
Per ogni mia parola, per ogni mia poesia
scrivevi “è da te”
come se da me ci si dovesse aspettare qualcosa,
niente invece. Niente.
E adesso anche da te,
niente, proprio niente.
Era un mondo diverso quello
in questo mi hai tradito tu
mi hai lasciato tu
e fatico a scrivere
come fatico a parlare
provo a fumare di nuovo con te,
sento solo il silenzio
non vedo il perdono
e di fronte alla tua lapide
questa assenza, sola
non riesco a lasciarla andare.

 

Adam Torres – Green Mountain Road

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