Canto alla durata [di Peter Handke]

Canto alla durata: quando il mondo si fa poesia.
[Seidicente]


Composition, Piet Mondrian, 1916

“Si era rivolta a me […] e come dall’alto
e mi venne così di descrivere
la sensazione della durata
come il momento in cui ci si mette in ascolto,
il momento in cui ci si raccoglie in se stessi,
in cui ci si sente avvolgere,
il momento in cui ci si sente raggiungere
da cosa? Da un sole in più,
da un vento fresco,
da un delicato accordo senza suono
in cui tutte le dissonanze si compongono e si fondo assieme. […]
Ecco, la durata è la sensazione di vivere. […]
Credo di capire
che essa diventa possibile solo
quando riesco
a restare fedele a ciò che riguarda me stesso,
quando riesco a essere cauto,
attento, lento,
sempre presente a me stesso sino nelle punte delle dita.

E qual è la cosa
a cui devo restare fedele?
Essa ti apparirà nell’affetto
per i vivi
– per uno di loro –
e nella consapevolezza di un legame
(anche soltanto illusorio).
E questo non è una cosa grande
particolare, non è insolita, sovraumana,
non è guerra, non è un allunaggio,
non è una scoperta, un capolavoro del secolo,
la conquista di una vetta, un volo da kamikaze:
io la condivido con altri milioni di persone,
con il mio vicino e allo stesso tempo
con gli abitanti ai margini del mondo,
dove grazie a questo fatto comune
si crea lo stesso centro del mondo
che è qui accanto a me.
Sì, questo fatto dal quale con gli anni scaturisce la durata
è di per sé poco appariscente,
non fa conto parlarne
ma è degno di essere affidato alla scrittura:
perché dovrà essere per me la cosa più importante.
Dovrà essere il mio vero amore.

E io,
affinché da me nascano i momenti della durata
e diano un’espressione al mio volto rigido
e mettano nel mio petto vuoto un cuore,
devo assolutamente esercitare
un anno dopo l’altro
il mio amore.
Restando fedele
a ciò che mi è caro e che è la cosa più importante,
impedendo in tal maniera che si cancelli con gli anni,
sentirò poi forse
del tutto inatteso
il brivido della durata
e ogni volta per gesti di poco conto
nel chiudere con cautela la porta,
nello sbucciare con cura una mela,
nel varcare con attenzione la soglia,
nel chinarmi a raccogliere un filo. […]

Ma anche continuare per anni a essere ben disposto nei tuoi confronti
può darti durata.
Sapermi guardare amichevolmente negli occhi
talvolta mi assolve. […]
Essere indulgente con i miei difetti […]
rabbonirmi, se mi viene fatto un torto,
come mio unico parente,
battermi il petto
in trionfo per una parola felice
al posto giusto
e urlare un «sì» nella foresta della mia stanza
può ringiovanirmi
come una bottiglia di prelibatissimo vino
(con effetto però diverso).

Singolare è il sentimento della durata
anche alla vista di certe piccole cose
quanto meno appariscenti, tanto più toccanti:
un cucchiaio
che mi ha accompagnato in tutti i traslochi
un asciugamano
appeso nelle stanze da bagno più diverse,
la teiera e la sedia di vimini
per anni lasciata in cantina
o accantonata da qualche parte
e ora finalmente di nuovo al suo posto,
un altro, in verità, diverso da quello originario
e tuttavia al suo posto. […]

Anche a casa mi si fa accanto molte volte
quando cammino su e giù per il giardino
nella neve, nella pioggia, al sole, sotto il temporale,
[…] oppure quando mi siedo nella mia stanza
al cosiddetto tavolo da lavoro –
non per attendere alla mia occupazione, al testo,
ma per fare tutti quei soliti gesti secondari:
spostare indietro la sedia,
dare uno sguardo nel cassetto […]
sbirciare dalla finestra in giardino
dove i gatti lasciano le loro tracce
nella neve profonda e tra l’erba alta,
mentre ascolto da diverse direzioni a seconda del vento
il fischio e il trabalzare
dei treni che percorrono la pianura.

O durata, mia quiete!
O durata, mia sosta! […]

La durata è il mio riscatto,
mi lascia andare ed essere. […]
Chi non ha mai provato la durata
non ha vissuto.

La durata non stravolge,
mi rimette al posto giusto”.

Contatore per sito

Aiutami a non chiedere aiuto

Kandinsdingsda – Sigmar Polke

Ti guardo
mentre lentamente sfogli il tuo libro
è un testo di misura, in lingua inglese,
cerco di guardarti dentro
scavo in fondo al tuo silenzio
e sento il vuoto del mio corpo
come lo sentivo da bambina.

Ti sfiori il viso con una mano,
è un gesto
che di sicuro merita un perdono
mentre il mio cuore batte
e combatte,
spera e non trova pace
affamato va a caccia di vecchi fantasmi.

Sei solo un’illusione
– pura allucinazione della mia memoria
precipitata questa notte
nel grande buco selvaggio.
Ho il corpo inchiodato alla sedia
mentre soffoco
nel limpido cielo dei tuoi occhi.

È il piacere che uccide
che mi ha fatto rinascere all’improvviso
non importa che non ti veda
o che non ti abbia
sono una fiamma inquieta
e sembra sempre
che tutto accada per la prima volta.

La prima volta
tra le lenzuola umide
di una casa abbandonata
con la voce del vento tra gli alberi
a tenerci compagnia
in quell’oscuro profumo
carico di solo peccato.

Contatore per sito

Où es Tu?

E quelli che leggono ciò che scrive,
nel dolore letto ben sentono,
non i due che egli ha avuto,
ma solo quello che loro non hanno.
[da Il mondo che non vedo di Fernando Pessoa]

Joan Miro – Drawing-Collage with a Hat

So che non inseguo mai ciò che voglio
intorno a me, nell’oscuro silenzio,
inutilmente ricompongo
quel che mai sarà.

Où es Tu?

Non so, ti ho perso
nel mondo reale che oggi
reale non è,
disperso nello spazio immaginario
nel tempo immutato
con gli occhi rossi
colmi di lacrime al vento.

Ancora cerco la mia vita
lì, nei sogni che sognai
penso alla fine
che inutilmente amai.

Où es Tu?

È finito il tempo della pallida neve.
Si è concluso il tuo viaggio?
Sei approdato all’oltre-mondo?
Dove il mare è più profondo
lì, ti vedo
nell’etereo della mia anima che spera
di trovare quello che mai ha inseguito.