A Sylvia Plath

La sedia di Gauguin – Vincent Van Gogh

 

Hai copiato i suoi versi
più per morte che per vita
parola per parola.
Hai scavato nel suo cuore
distruggendo il suo dolore
fino all’infinitesimo sogno.

Speravi
molto più che un orizzonte
isolata in un cielo vuoto
non vedevi altro che suoi occhi
non ascoltavi altro che la sua voce,
lo cercavi nel senso impuro
scavando nel suo silenzio
discutendo – sola con la notte
e non potevi neppure ricordare
la prima ferita che ti salvò la vita.

Eppure
i tuoi passi ancora risuonano
ovunque
tra un pianto e un sorriso
come un fantasma occulto
che illumina un giorno smarrito nel buio,
un giorno che non è menzogna
ma finzione di un bello che non c’è
e che lascia il posto a quello
che ancora chiamano amore.


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