32 commenti su “L’età della malinconia

      • Veramente, la malinconia è tipica dei presuntuosi. Che si avvolgono in illusionì stupende che poi diventano delusioni cocenti… ed ecco la maliniconia: il non aver accettato il fallimento, Il non volere ammiettere l’errore e perseverare in essio, che perciò diventa colpa:

        Mi piace

        • …non sempre la riuscita delle nostre aspettative dipende soltanto da noi, ci sono cause e soggetti che prescindono dal nostro volere, quindi perché parlare di fallimento quando abbiamo messo il cuore nello sforzo supremo di riuscire in un’impresa?
          La malinconia è cosa diversa da quello che poteva essere e non è stato, malinconia è l’attesa Leopardiana di qualcosa che vorremmo accadesse fuori da ogni casualità.
          Ciao…

          Liked by 3 people

  1. Complimenti per questo racconto, è molto bello. Raccoglie la parte sensuale della malinconia.
    Lo trovo … morbido. Morbido come l’ incisione un ago sottile, che penetra leggero nella pelle, senza quasi accorgersene. Senza far male all’ anima. Non più di tanto.
    A presto.

    Liked by 3 people

  2. La malinconia è l’attesa del passato. Vince su tutto e si autocompleta. E, senza lottare, si fa spazzare via dalla prima brezza che cerca di spingerla più in là.
    Bel post, molto ben scritto. 🙂

    Liked by 1 persona

  3. Ti faccio i miei complimenti, sei sempre all’altezza delle nostre aspettative, vorrei fare però una riflessione sul quel piccolo pensiero di Kierkegaard a cui ti sei collegata con il tuo bellissimo scritto.

    Kierkegaard soffrì moltissimo un amore corrisposto solo in parte per Regina Olson, quando questa storia finì, Kiekegaard fu preso dalla disperazione più assoluta, e ben presto questo stato d’animo che si trasformò nel tempo in melanconia, condizionò tutte le sue opere fiilosofiche. Kiekegaard si convinse che la melanconia fosse uno stile di vita diverso, una specie di Io ideale con cui confrontare quotidianamente i propri Pensieri, una sorta di misoginismo che lo convinse che “il male sono gli altri”. Io invece proporrei di leggere la melanconia come una sorta di attesa della felicità, quella forma eudemonica dei nostri sentimenti intesa come bene supremo, forma interiore derivante da un ottimo rapporto con gli altri che ci permette di essere felici, quella felicità che equivale ad un’idea i cui contenuti sono sempre empirici e soggettivi: per questo motivo, non si può assumere la felicità come punto di partenza per stabilire quale sia la nostra corretta collocazione nel mondo; occorre invece trovare una risposta razionale che possa valere per tutti gli esseri liberi, a prescindere dalle loro sensazioni e opinioni sul piacere.

    In parole povere, la malinconia per me non raffigura uno stato interiore negativo legato al passato, ma bensi un’attesa di “nuovi germogli” di cui annusiamo già il profumo proprio in virtù dell’esperienza vissuta nel passato.
    Chiedo scusa, io la “sento”cosi…

    Buon ferragosto Giuliana.. 🙂

    Liked by 2 people

  4. Pingback: L’età della malinconia – Quello che vorresti sapere

  5. Ma ci sono anche altre cose nella vita, oltre ai baci. Quei baci che per me sono simbolo dei rapporti fra esseri umani che col tempo si fanno sempre piu’ radi e fragili.
    Una scappatoia dal deserto della solitudine, terreno fertile per la malinconia, puo’ essere la creazione artistica. Col tempo non siamo piu’ in grado d’essere protagonisti per noi stessi e per gli altri, ma possiamo lasciare un messaggio, per chi avra’ pazienza di ascoltarlo.
    Kierkegaard tento’ di sostituire i fragili rapporti umani con la fede religiosa. “L’uomo e’ solo di fronte a Dio”, diceva egli, da Protestante, in polemica con il Cristianesimo che invece ha l’apparato ecclesiastico come mediatore. Ma un rapporto dialettico diretto con Dio non puo’ reggere il confronto. La malinconia e la solitudine rimasero a tormentare Kierkegaard.
    Schopenhauer di contro, avvertiva il rapporto dialettico fra l’uomo e la Natura, fra l’Uomo e il mondo intorno a se’, come irrisolvibile, inconoscibile; percio’ la malinconia. Solo la creazione artistica puo’ sollevare il velo di Maia di questa impermeabile solitudine.
    Personalmente, ritengo che, se il tempo dell’amore e degli slanci passionali hanno fatto il loro corso, mostrando la loro vera natura di impermeabile solitudine fra gli esseri umani; ora e’ il tempo della riflessione, il tempo della creazione artistica, il tempo del messaggio da lasciare a chi verra’ dopo.
    E’ il tempo dell’attesa, nel “lieto” ricordo di cio’ che e’ stato e nella speranza di cio’ che sara’.

    Grazie per il racconto pubblicato.

    Liked by 1 persona

  6. Gran brutta malattia la malinconia, sei malato e non sai come curarti, sei solo e non sai perché. Condivido appieno, purtroppo per me, la citazione di Kierkegaard, che non conoscevo, ma non si può saper tutto, anzi è vero il contrario: più cose sappiamo e più ci sentiamo ignoranti di fronte a questo mondo. Comunque davvero una bella intensità le tue parole.

    Mi piace

  7. Chiedo scusa per le frequenti intrusioni, ma sul tema della malinconia volevo suggerire il libro di
    .
    Marsilio Ficino “Sulla Vita”.
    .
    Egli dedica ampio spazio alla malinconia (melancolia), che chiama anche atra bile e pituita, e dichiara che malinconici sono soprattutto i letterati, spiegandone quindi il perche’.
    .
    Cito alcuni dei capitoli iniziali del libro:
    – con quanta diligenza si debba aver cura del cervello, del cuore, dello stomaco e dello spirito
    – gli uomini di lettere sono soggetti alla pituita e all’atra bile
    – quante siano le cause per cui i letterati sono o diventano melancolici
    – perche’ i melancolici siano geniali e quali melancolici siano cosi’ e quali no
    .
    Ficino, medico del corpo e dello spirito, secondo un principio di unita’ ben conosciuto nel Rinascimento, ma che noi abbiamo perso dopo la rivoluzione galileiana; proseguendo sul tema, dichiara che la vita, assieme ad essere e ad intelletto, non ha solo significato biologico, ma si estende agli aspetti segreti e magici che si manifestano nel biologico. Risulta facile il passaggio dalla sanita’ fisica e la longevita’, che dovrebbero allietare la vita umana, ad una vitalita’ cosmica che ne e’ la sorgente e scorre dai cieli nel mondo e si partecipa a tutti i gradi dell’essere, fino alle sue manifestazioni piu’ basse e terrestri. Siamo legati non solo alla biosfera planetaria, ma ad una vitalita’ cosmica e celeste. (Presentazione, pag.6).
    Nel libro si tratta di medicina del corpo, si’, proponendo originali rimedi galenici, ma anche di astrologia, magia, teologia, filosofia, in un insieme unico delle scienze che rischia, e’ vero, di diventare ciarlataneria, ma che ribadisce quell’unita’ dell’essere umano in quanto insieme di corpo e intelletto. E la cura del corpo non e’ disgiunta dalla cura dell’intelletto, come l’esistenza dell’uomo non e’ disgiunta dall’esistenza del mondo e dell’universo in cui siamo.
    .
    Insomma, questo di Ficino e’ comunque un punto di vista originale, una voce fuori dal coro, che vale la pena di soffermarsi ad ascoltare.

    Liked by 1 persona

  8. Bellissimo racconto, pieno di sentimento e, aggiungerei, personale ma al tempo stesso comunitario perchè, in fondo, chi non ha mai provato queste emozioni almeno una volta nella vita?

    ps:Grazie per il tuo Like al mio blog! Lo apprezzo molto 🙂

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...