14 commenti su “La teoria di Kirillov [di Fëdor Dostoevskij]

  1. «Leggere i russi» è un’esperienza che molti fanno nell’adolescenza, più o meno al tempo delle sigarette e dei primi, sani desideri di scappare di casa e andare a fare il mozzo. Di questi desideri i «russi» sono i più tenaci, e se poche sono le possibilità che ci si dedichi a correre lungo i moli in cerca di un brigantino, assai minori sono quelle di liberarsi di un Dostoevskij una volta che vi è entrato nel sangue. Ma non è solo lui; non esistono disintossicanti per Gogol, ed è molto più facile dimenticare il numero del telefono del primo amore, che la prima lettura della Sonata a Kreutzer di Tolstoj, o della Steppa di Čechov.
    [Giorgio Manganelli, Antologia privata, Macerata, Quodlibet 2015, pp. 211-212]

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  2. Sono molte le cause che muovono la dinamica dell’esistenza, fra queste l’infelicità o la sofferenza.
    La rappresentazione dell’uomo viene oggettivata dalla sua volontà, in questo modo egli stesso tende a soddisfare i propri desideri, risultando però, sempre desideri di breve durata, da qui nascono allora nuovi desideri che comunque non soddisferanno mai la nostra volontà.

    Quindi due sono le soluzioni, o si accetta l’unica realtà proposta dalla volontà che è sinonimo di vita, oppure si nega la stessa per confermare la più alta espressione della propria libertà.
    Fuori dai dogmi religiosi che condannano la pratica della negazione della vita, il suicidio come disse Seneca, rappresentava la più alta espressione di libertà, che nessuno poteva alienare a nessun altro.

    Ciao. 🙂

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    • Bellissime parole Nico, anzi bellissimi pensieri.
      Concordo in pieno e sei riuscito ad esprimere pienamente le mie intenzioni.
      Ti ringrazio sempre, perché per me il tuo contributo è sempre prezioso.
      Grazie e buona serata 🙂

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  3. se la vita deve essere sinonimo di libertà allora le scelte, anche quelle più ardite e devastanti, concretizzano il percorso che l’archè e il suo opposto includono : laddove tra origine e fine ci sta la vera volontà di esistere…fino alle estreme conseguenze. Tutto il resto è libertà condizionata, dalla realtà, a tratti offuscante, al sogno anch’esso miserrimo e definito. Pagina da leggere e leggere ancora.Complimenti. Ciao

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  4. Credo che l’essere umano sia l’unico animale che arrivi al suicidio.
    Sul perché lo faccia si può disquisire per una vita intera parlando di libertà, religione, filosofia, psicologia, ecc ecc ma non credo che si arriverà mai a carpire tutte le sottigliezze di un gesto tanto estremo.

    Dostoevskij mi sembra ponga l’accento sulla questione religiosa, mettendo in rilievo la capacità straordinaria del uomo di riflettere su Dio dando così una connotazione “sacra” alla vita. Inviolabile. Forse non tanto per il credo religioso, ma piuttosto per il fatto che l’uomo arrivi a porsi questo genere di domande.

    Personalmente credo che la vera libertà risieda piuttosto nei pensieri che posso fare o non fare, sempre, ovunque, con chiunque ma ad una condizione sola … restare vivo!

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    • Certo, questo argomento è realmente difficile da trattare perché viaggia dalla libertà al potere, dai sentimenti alla ragione, dal senso della “vita” all’esistere e morire, come noi comunemente lo intendiamo.
      Come giustamente dici tu, Dostoevskij sottopone il tema del suicidio ad un esame mistico-religioso ponendo la volontà di morire al di sopra del bene supremo che è la vita.
      Un po’ come dire che Dio non è nessuno se il mio potere è più forte, se io impongo la mia morte al volere della vita.
      La nostra opinione poi esula dal pensiero del suicidio. Qui entriamo in un campo in cui il giudizio si spegne e la comprensione verso questo gesto estremo perde solidità e crolla repentinamente.
      Grazie per l’intervento, mi ha fatto molto piacere 🙂
      Ciao!

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