Lungo un sentiero di foglie morte

Lungo un sentiero di foglie morte cammino e penso: è troppo poco dire, sono viva.
Non importa neppure: ciò che è stato, mi rende felice; ciò che è, mi attrae; ciò che capita, mi conviene.
Lo intravedo sempre questo giorno fuori dal quale non c’è nulla.
Ragionevolmente, mi ritorna un ricordo e vedo che, anche nei giorni peggiori, quando credevo di essere completamente infelice, ero tuttavia e quasi sempre, terribilmente felice.
Non ero forse molto triste? Non avevo sentito la mia vita spezzarsi? Sì, era così; ma in ogni momento, in ogni attimo, quando mi alzavo e camminavo per le strade, quando restavo immobile in un angolo di una stanza, la freschezza della sera e la stabilità del suolo mi facevano respirare e riposare sul giubilo.
Ognuno tuttavia procede e giunge fin dove può e quanto ad un‘altra in me, il terrore a volte mi blocca, la notte mi abbandona e vedo tutti i miei progetti distrutti e battuti, il mio lavoro diventa evanescente e resto stupita, proprio io, che un tempo volevo costruire un mondo.
Adesso, almeno so, che qualsiasi consolazione cerco, che non tiene conto del mio pensiero felice, non è altro che un’immagine riflessa della mia disperazione.