La storia di Freccetta

Jekyll & Hyde di Mattotti

La storia di Freccetta non l’ho ancora scritta.
Inizio, ogni volta, su questo file che porta il suo nome e mi impongo di pensare e poi scrivere la sua storia, ma non riesco.
Non che sia pesante ricordare, non che sia struggente capire, è che proprio non lo so.
Freccetta non lo conosco. Pensavo di sapere tutto su di lui, eppure ogni volta che mi siedo qui, per scrivere qualcosa, mi sfugge l’immagine, la natura ed il senso delle sue azioni.
Un giorno mi venne in mente questo nome e pensai potesse essere “geniale”.
“Freccetta”. È un nome fantastico pensai, e sarà il protagonista del mio prossimo racconto.
Eppure non riesco proprio a immaginarlo, Freccetta.
Veloce? Sarebbe ridicolo.
Cioè, forse, basso e tarchiato. Acido e fiammingo, innamorato della sua dolce fanciulla senza nome.
Magari ha un fratello gemello, alto e longilineo, che odia e ama allo stesso tempo, forse lui stesso è suo fratello. Forse Freccetta si aggira nei sobborghi di città fissando un tombino o fa sosta in un bar bevendo birra e guardando le vecchiette da thè. Magari è un fanatico religioso, quel tanto che basta per avvertire dentro di sé un senso di colpa impavido e solenne.
Probabilmente porta un berretto a quadretti con fantasia scozzese, giacca a righe ed è un po’ stonato. Forse suona il clarinetto perché da bambino odiava soffiare sul camino.
Il suo traguardo è guardare fisso il sole; è una sfida minacciosa, accettata con bontà quando lo guardò per primo, la prima volta.
Non ha una famiglia, per questo non possiede decoro. Nei suoi occhi affiora la vita, vi si intravede spesso una sfumatura di rosso. È un fuoco caldo e tenero, flessibile quasi.
Sogna un nuovo amore, forse. Il vecchio lo lasciò lì, ad un incrocio, sul ciglio di un marciapiede, tra il rosso e il verde di un semaforo rotto: bloccato sull’arancio, come un nulla che si guarda intorno e cerca di farsi notare.
Soffre di una strana sindrome dolente, mai diagnosticata: acciaccato e zoppo, corre su una sola gamba, ma corre veloce. Ha inoltre un tic o un fastidio alla nuca. È un uomo con poca fantasia ma possiede litri di allegria.
Nei suoi giorni più bui, rimane zitto, chiuso in una stanza dalle pareti nere. Solo piccole gocce di sangue compaiono a sprazzi, sul muro. Beve da lì lo spirito del mondo e da lì strappa l’anima al senso della vita.
In ogni caso è troppo triste per essere un Freccetta. Lui dovrebbe essere, perché lo è, lesto e veloce, audace e valoroso. Non è infelice, né afflitto, è intrepido e bizzarro. Ecco com’è Freccetta.
La sua storia emerge tra mille e mille, milioni di vite.
Vite sensate tra cui si innalza, con stupore umano, l’esistere con prudenza.
Più lo immagino e più lo vedo, ma la sua storia io non la conosco.
Lo vedo, ma non lo sento parlare.
Posso inventarla questa storia con pazienza e sagacia, ma Freccetta, lo so, merita più scrupolo e attenzione.
Certo, deve essere paziente, deve saper aspettare che qualcosa nasca.
Deve capire il mio e il suo dolore, che blocca e frena ogni sguardo e ogni parola.
Allora forse riuscirò a farlo vivere, come fosse la prima volta.

7 commenti su “La storia di Freccetta

  1. Seidicente ha detto:

    L’ha ribloggato su Seidicentee ha commentato:

    Freccetta è ancora lì…

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  2. giomag59 ha detto:

    O suonava il clarinetto per ammaestrare la fiamma che guizzava nel caminetto?

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  3. silviatico ha detto:

    Un nome con cui giocare d’abilità e soprattutto badando a tenere fermo il polso…
    Mi piace molto come incipit…

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  4. sherazade ha detto:

    Inquietante. .,
    Sheraconunabbraccio 🌷🍀🌹

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  5. Potrei proporre, Freccetta della bussola sempre spostata storta, più verso gli altri che verso sé, un Nord esatto e centrato che non esiste là dove non v’è centratura 🙂

    Piace a 1 persona

  6. ©blu ha detto:

    Io non credo si tratti di un umano… è troppo nobile che lo paragonerei di più ad un cavallo od una lucciola… in fondo anche loro odiano soffiare sul caminetto!!! 😉

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