Per me…Ipazia

Al mio Relatore

Mi ero laureata da poco e la mia tesi su Ipazia e Sinesio era stata l’esperienza più bella della mia vita.
Ricordo ancora quando andai dal mio Relatore a chiedere la tesi su Montale. La mia devozione verso il Poeta era quasi cieca e non vedeva oltre. Quando il mio Professore quindi mi propose di fare la tesi su Mario Luzi ricordo ancora quella sensazione di mancamento totale.
“Io avrei in mente Montale, magari non “Ossi di Seppia”, magari un’opera minore anche solo un verso. Io ho in mente Montale da una vita”.
Lui mi guardò con un sorriso e mi chiese: “Cosa sai di Mario Luzi?”.
“Poco” risposi, “so che è un poeta fiorentino, ancora in vita e che scrive anche di teatro”.  In realtà non sapevo altro e di certo questo non volgeva la situazione in mio favore.
“Cosa sai di Montale?”, insistette.
Sapevo dove voleva andare a parare e non risposi.
“Teatro e poesia, cosa ne pensi?”
Incredibile, il mio momento, il momento che sognavo da una vita si stava trasformando in un incubo.
Conoscevo il mio Relatore, il professore più temuto, da me tanto amato e stimato. Non capivo.
“Perché?”, chiesi. Non ero pronta ad arrendermi.
Mi rispose semplicemente: “Mario Luzi è uno dei più grandi poeti del 900 ed immeritamente non è molto conosciuto, o se vuoi popolare e, sono convinto, che tu non approveresti questa mancanza di riconoscimento”.
Sapeva come spronarmi il bastardo.
Cominciai a piegarmi. Ero pronta ad ascoltarlo. Mi descrisse in breve la vita e le opere e la mia curiosità cresceva…cresceva.

Passammo delle ore chiusi in quella stanza, parlando di Luzi, di poesia e teatro.
“Torna domani, scegli un’opera di Luzi e cominciamo a lavorare”.
Sorrisi, sapevo che il suo maledettissimo piano era quasi andato a buon fine.
“Posso scegliere qualsiasi opera?”
“Qualsiasi opera”, mi rispose, con un sorriso.
Questo no, questo non potevo accettarlo. Ma lui sorrise di nuovo e mi invitò, con un gesto, ad uscire dal suo studio.
Passai tutta la giornata in biblioteca a leggere. Mi portai a casa gran parte degli scritti di Luzi e passai la serata e parte della nottata a leggere e scoprire quest’uomo-poeta.
Fu allora che scoprii il “Libro di Ipazia” e la sua storia. Avevo già nell’animo la voglia di rivalsa e non avevo dubbi. Alcun dubbio, avrei fatto la mia tesi su Ipazia.
Tornai dal mio Relatore e gli dissi: “Non farò più la tesi in Letteratura, scelgo Storia del teatro e dello spettacolo e voglio…”, “Ipazia”…finì lui la frase. Con naturalezza, con estrema naturalezza finì la mia frase, quasi ridendo.
Lo odiai, lo odiai con tutta me stessa ma ero contenta, entusiasta e non vedevo l’ora di iniziare.
Leggere, sapere, scoprire…imparare. Il mio libro, il mio unico libro era appena iniziato.
E fu magnifico.
Non finirò mai di ringraziare il mio Relatore per il regalo che mi fece e quando mi trasferì a Firenze avrei voluto ringraziare il Poeta e consegnargli il mio lavoro. Era passato tanto tempo dalla laurea ma ricordavo ogni parola letta, studiata e scritta. Morì qualche settimana dopo e non arrivai ad incontrarlo. Non ci rimasi tanto male o forse un po’.

Astrolabio andalusí Toledo 1067 (M.A.N.) 01

 

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Passerà

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E ora sprofondo sul mio letto
che oramai porta il tuo nome
ora il tempo è un dio senza testa.
Tu, bambino che dormi
se ti desti
e hai ancora paura, dammi la tua mano.
Cosa importa se siamo caduti
se siamo lontani,
strappati o scordati.
Oggi sarà un nuovo giorno,
domani sarà un altro giorno,
senza parole
senza silenzi
sospeso tra sole, nuvole e pioggia.
Passerà, questo dolo sottile
passerà, come passa il dolore
e tu ora, bambino che dormi ancora,
tra i ciottoli di un sordo sentire
ritroverai i tuoi giochi
senza morire.