Il vento che accarezza l’erba (di Ken Loach)

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È facile sapere contro cosa ti batti, più difficile è sapere per cosa ti batti.

Si rimane stupefatti di fronte a tale bellezza dove la profondità dell’animo umano viene scandita da eventi  cruenti  e immorali dettati da semplici e,  a noi lontani, fatti di guerra.
Parla di guerra Ken Loach nel suo “Il vento che accarezza l’erba”, parla di lotta e descrive con estrema sensibilità la precarietà dei sentimenti umani di fronte ad eventi così nefasti.
Il titolo originale del film è “Il vento che accarezza l’orzo”. Il regista fa riferimento ad un verso della canzone di Robert Dwyer Joyce.¹ 

Arduo era per le parole di dolore prender forma
spezzare i legami che ci vincolano
ah ma ancor più arduo sopportar l’onta
delle catene straniere che ci legano.
E così dissi: la valle nella montagna cercherò
Al mattino presto
Per aggiungermi ai coraggiosi uomini uniti
Mentre dolci venti scuotono l’orzo²

Nella campagna irlandese, su sterminate distese di verdi prati dove i fiori non possiedono il coraggio di crescere, viene girato il film di Ken Loach, il quale da vita alla sua storia con una partita a hurling dove i giocatori non indossano divise, a meno dell’arbitro, che invece richiama i giocatori alla correttezza e al rispetto delle regole. Questo è il filo conduttore attraverso il quale il regista ci conduce in un primo momento violentemente poi, piano piano, dolcemente: il peso e la responsabilità dell’essere uomini sorvolando gli eventi ingiustificabili di fronte a qualsiasi azione ingiusta o violenta che la vita ci impone. Più che una lotta tra fazioni sembra una lotta con se stessi, disegnata in ogni sua sfumatura.
Ken Loach prende spunto dalla guerra di indipendenza irlandese, conosciuta anche come “guerra anglo irlandese” e ci racconta la storia di due fratelli, Damien e Teddy O’Sullivan, il primo, giovane medico, sta per essere assunto in un importante ospedale Londinese, mentre Teddy è il capo di un gruppo di patrioti che si battono per la libertà della loro terra, ancora sotto il dominio Inglese. Il conflitto e lo scontro iniziano sin da subito, quando Damien, nonostante la sua voglia di partire per realizzare il suo sogno, giudicato per questo insensibile dal fratello e dai suoi amici, assistendo alla follia che sgorga in inutili atti violenti della polizia ausiliaria inglese, decide di restare e si affianca al fratello nella lotta armata dell’I.R.A..

Ho studiato anatomia per cinque anni, Dan, e ora sparo a un uomo in testa. Conosco Chris da quando era ragazzino. Spero che l’Irlanda valga questo sacrificio.” (Damien)

È la “causa” adesso che accomuna Damien alla sua gente e di fronte alla difesa tutto comincia ad apparire quasi lecito, ma l’uomo lo sa, conosce il limite innato invalicabile e il regista pone proprio l’accento su quel limite, su quel confine oltre il quale non si torna più indietro. Superato questo si diventa altro. Superato il confine, tutti gli ideali per i quali ci si batte si trasformano in evanescenza pura,  sfumati come vapore fatto di nuvole, come il vento che accarezza l’erba, appunto.
Le differenze quindi tra le due fazioni in guerra, irlandesi e inglesi, diventano sempre più labili, più sottili, si affievoliscono sempre più.  Ecco che mentre durante le scene iniziali del film appare scontato “da che parte stare” esprimendo piena solidarietà agli insorti, adesso, soffrendo e combattendo, diventa difficile, per lo spettatore, capire chi ha torto e chi ha ragione. Anzi, ci si dimentica proprio del torto e delle ragioni e si rimane lì, insicuri e interdetti, quasi in attesa, nella speranza che tutto diventi di nuovo nitido e chiaro, in attesa di concedere ancora la nostra ragione all’uno o all’altro.
Più si combatte invece e più l’uomo scompare. Le ultime tracce di umanità, sentimento e affetto il regista le concede quando i due fratelli vengono presi prigionieri e portati in prigione insieme ai loro compagni. Qui Damien trova scolpiti sul muro i versi di una poesia di William Blake.

[…]
così mi volsi verso il Giardino dell’Amore
che tanti dolci fiori portava;
e vidi che era pieno di tombe,
e pietre tombali dove dovevano essere i fiori;
e Preti in nere vesti andavano attorno,
e circondavano con rovi le mie gioie e i miei piaceri.³

I due fratelli riescono a scappare dalla prigione insieme ad altri, ma sono costretti a lasciare due dei loro compagni che verranno presto fucilati. Da questo momento in poi, anche i sentimenti più forti, come l’amore fraterno e l’amicizia, si perderanno, nascosti tra i rovi delle dure regole del sopravvivere quando non si vuole nient’altro che vivere.

Gesù, Damien, portami via di qui. Non ce la faccio più. Non voglio finire come lei. Io voglio provarci a vivere. (Sinéad, fidanzata di Damien).

Così anche quando si riesce a raggiungere una tregua con il governo inglese, la lotta non si attenua, lo scontro non si esaurisce anzi imperversa sempre più, ampliando quel solco tra la vita e l’essere ancora in vita e i due fratelli diventano sempre più uno lo specchio dell’altro. Più volte adesso viene esposta l’idea che senza socialismo non c’è autonomia e non c’è libertà, che non giova cambiare il colore della bandiera se gli oppressi continuano ad essere oppressi e cambia soltanto il nome dell’oppressore.  La violenza rimane la stessa. Chi tradisce la “causa” viene fucilato senza processo, nemico o fratello che sia.
La “causa”, che prima accomunava ed eguagliava, adesso diviene regina, fredda e spietata, quando ormai tutto il cuore instupidito è sfumato e, tra bruschi passaggi di inquadrature, si spezza violentemente e brutalmente il legame. Il conflitto così assume la sua forma peggiore, divenendo alla fine tristemente fratricida.

Spesso, nei film di guerra è presente un’ipocrisia, laddove si sostiene che essi sono contro la guerra ma poi, gran parte dell’intrattenimento è dato dalle esplosioni e dalla presenza del sangue. Non mi sembra poi così tanto contro la guerra affermare: ”odiamo le uccisioni ma, fintanto che sono sullo schermo, godiamocele. Esiste una lunga tradizione a riguardo che risale al dramma giacobino ma senza la poesia credo che si tratti di un qualcosa di alquanto scadente. (Ken Loach)

NOTE:
¹ The Wind that Shakes the Barley è una ballata ambientata durante la rivolta irlandese del 1798. Narra di un giovane che, avendo preso la difficile decisione di combattere a fianco dei ribelli, è costretto ad abbandonare la sua fidanzata, forse per sempre. Le incertezze e i dubbi che lo attanagliano svaniscono quando gli inglesi uccidono la ragazza: egli, stringendo il corpo morente dell’amata, decide di abbracciare la lotta e di cercare vendetta, senza più dubbi o rimorsi.
² Robert Dwyer Joyce (1830 – 1883) “The Wind that Shakes the Barley”.
³ William Blake (1757 – 1827) “Il giardino dell’amore”.

TRAILER
WIKI

 

Questo articolo è stato pubblicato in Sùx8 ed etichettato .

Un commento su “Il vento che accarezza l’erba (di Ken Loach)

  1. blasko ha detto:

    Bella recensione!!| 🙂
    “non giova cambiare il colore della bandiera se gli oppressi continuano ad essere oppressi e cambia soltanto il nome dell’oppressore”

    Piace a 1 persona

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